Un viaggio attraverso l’Asia per curare mente e corpo. [PARTE II]

In questo articolo vi avevamo lasciati in sospeso, a cavallo tra la Thailandia e cosa sarebbe successo dopo, ma a MAISONLOOg siamo di parola e il nostro viaggio non si è di certo fermato lì.
Dopo aver scoperto i poteri miracolosi della medicina ayurvedica indiana, i benefici della meditazione zen giapponese e le magie che solo un massaggio thailandese può compiere, non avevamo ancora intenzione di rientrare nella nostra amata Italia.
Saliti su un aereo, siamo andati a scoprire i segreti che ancora ci mancavano per raggiungere il perfetto equilibrio tra mente e corpo e poterci così ributtare a capofitto – e rinati – nel frenetico mondo occidentale.
Abbiamo quindi proseguito attraverso il territorio cinese per poi chiudere nella nostra amata Corea (potevamo fare diversamente?).

Ecco allora cosa è successo nella seconda parte di questo rigenerante viaggio orientale!

In Cina con il Taoismo: religione o filosofia?

È praticamente impossibile dare un’etichetta al Taoismo cinese. Più di una filosofia, meno di una religione, in ogni caso un vero e proprio stile di vita secondo cui l’esistenza è ben vissuta solo quando l’uomo è in completa armonia con tutto l’universo e la sua azione è l’azione dell’universo che fluisce attraverso lui. Non a caso “tao” significa appunto “via, modo di condursi”. E i modi per raggiungere questa perfezione, l’armonia, l’immortalità, secondo il Taoismo, si dividono in due grandi categorie: i modi per nutrire lo spirito, quindi l’esercizio delle virtù morali, il pentimento e il compimento di buone azioni, e i modi per nutrire la vita o il coroo, quindi la pratica dietetica (ad esempio evitare i cinque cereali perché cibo dei demoni), la pratica respiratoria, il controllo della sfera sessuale e alcuni principi di ordine alchimistico. È dunque uno stile di vita che abbraccia tutte le sfere dell’esistenza e in cui le stesse si dirigono verso la medesima destinazione: l’equilibrio tra le parti, quei famosi yin e yang che, opposti ma complementari, riassumono perfettamente la condizione dell’uomo e la simmetria della vita.

Particolare e interessante, sicuramente da provare!

Infine, un bel tè in Corea.

La cerimonia del tè, darye in coreano, è una pratica antichissima sviluppatasi nel VII secolo, poi persa negli anni, e infine recuperata in tempi recenti. D’altronde il tè, in Corea, viene consumato sia per il suo irresistibile gusto, sia perché è ritenuto tanto benefico per il corpo quanto una medicina vera e propria. Come tutto, però, anche questa usanza è stata vittima dello scorrere del tempo: se tradizionalmente, infatti, questa cerimonia variava di villaggio in villaggio e di famiglia in famiglia diventando un tratto distintivo di ogni casa, oggi, per attirare il turismo, le cose sono cambiate. I movimenti di chi invita e di chi viene invitato a bere un tè sono ormai fortemente codificati, diventando così standard da perdere un po’ di quell’autenticità che stava alla base del loro fascino. Ciò che non si è perso, però, è la sua valenza. Bere il tè, in Corea, è esattamente come meditare: consente di prendere una pausa, di tornare in armonia con il mondo e di riscoprire sé stessi.

Che dite quindi, skincare e tè per tutti?

Non sappiamo voi, ma noi, da questo viaggio, ne siamo usciti completamente rigenerati.
Se proprio non avete modo di recarvi nel continente asiatico, però, non preoccupatevi: potrebbe esistere una scuola per ognuna di queste discipline proprio vicino a casa vostra. Che aspettate? Correte a cercarla!


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