Fenomeno ASMR – una medicina su Youtube?

È un fenomeno recente e ancora non totalmente approfondito dalla scienza quello dell’ASMR. La sigla sta per Autonomous Sensory Meridian Response e indica una tendenza nata online solo nel 2010: il 25 febbraio di quell’anno, infatti, Jennifer Allen coniò il termine ASMR per rispondere ai quesiti di molte persone che, in un forum, cercavano informazioni su una sensazione che sperimentavano ma di cui non si sapeva ancora nulla. Spesso capitava loro di avvertire un piacevole formicolio che, dalla base della testa, si estendeva ad altre parti del corpo provocando rilassamento e benessere. La particolarità di questo fenomeno era che raramente veniva originato da stimoli tattili, ma il più delle volte si innescava a seguito di stimoli cognitivi, uditivi o visivi. Il termine Autonomous Sensory Meridian Response – letteralmente, risposta autonoma del meridiano sensoriale – sta dunque a indicare una reazione gradevole e involontaria del corpo a determinate sollecitazioni: avvicinata in seguito all’idea di orgasmo mentale, o braingasm, tale emozione ha iniziato a causare dipendenza nelle persone, al punto da ricercarla sempre più spesso.

Dal 2010 l’ASMR non ha conosciuto battuta d’arresto, tanto da diventare, oggi, un fenomeno virale destinato a durare nel tempo.

Eppure, testimonianze di questa piacevole sensazione possono essere ritrovate in numerosi libri del 900. La femminista Virginia Woolf, infatti, nel suo libro La signora Dalloway, fa parlare uno dei suoi personaggi con un tono: “vicino all’orecchio, melodioso, profondo come un accordo d’organo, ma con accento gutturale come d’una cicala, che gli solleticava deliziosamente la spina dorsale, mandandogli su su fino al cervello onde sonore che urtandosi s’infrangevano”. Segno che, probabilmente, l’ASMR rimanda a momenti vissuti nell’infanzia e a sensazioni ancestrali, che fanno parte dell’uomo da sempre.

Da semplice curiosità, a business su YouTube.

Proprio come i makeup tutorials, anche l’ASMR è diventata una forma di guadagno online. Aprono ogni giorno nuovi canali dedicati a questa pratica e ci sono persone che affermano di non poterne più fare a meno: l’ultima azione della giornata, infatti, consiste nel cercare il canale del proprio youtuber preferito e lasciarsi cullare dai suoni e i sospiri del video. La più popolare in Italia è Chiara ASMR che, con più di mezzo milione di iscritti, pubblica su base (quasi) quotidiana contenuti rilassanti e piacevoli. I suoi video consistono nel parlare con un tono di voce pacato e nel produrre suoni, picchiettando e accarezzando superfici sempre diverse vicino a un microfono altamente sensibile.

Il fenomeno si è anche spinto più in là: è il caso di DennisASMR, un altro youtuber che nei suoi video, con le stesse modalità di Chiara, offre al suo pubblico la possibilità di vivere esperienze virtuali come massaggi o si finge premuroso e dolce fidanzato capace di sussurrare parole rassicuranti e di incoraggiamento. Lasciateci essere onesti: questo secondo risvolto dell’ASMR risulta, ai nostri occhi, leggermente strano e ci riporta al film Her di Spike Jonze in cui, in un ipotetico futuro, il protagonista si innamora dell’intelligenza artificiale del sistema operativo installato sul suo computer. Idee personali a parte, però, si dice che “l’importante è che funzioni”: questa pratica non provoca danni a nessuno e quindi siamo tutte libere di mettere in atto tutte le azioni che ci fanno stare bene!

E la scienza cosa ne pensa?

Tanto veloci i social, quanto lenta la scienza. Gli studi in materia di ASMR, infatti, sono tardati ad arrivare e tutt’oggi sono ancora pochi e approssimativi. In sostanza, risulta che non possono essere ricondotti benefici medici alla pratica dell’ASMR, anche se è tuttavia dimostrato che queste sollecitazioni possono provocare rilassamento, rallentamento del battito cardiaco e possono aiutare a combattere l’insonnia. Studi hanno poi dimostrato che molte persone si dimostrano del tutto immuni, se non addirittura infastidite, da questi stimoli, segnale che la pratica non può essere presa in considerazione come terapia medica.

Insomma, valutate voi. Se non vi piace lasciate pure stare, ma se vi fa bene, be’: perché no?


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