God save the FIL! – Felicità Interna Lorda e la grande lezione del Bhutan.

FIL – Felicità Interna Lorda: tentativo di definire – con evidente ammiccamento ironico, ma con altrettanto evidenti intenti sociologici – uno standard di vita sulla falsariga del Prodotto Interno Lordo (PIL).
Wikipedia.

Si tratta di un concetto creato nel 1972, anche se solo di recente se ne è iniziato a  parlare insistentemente. L’allora re del Bhutan, Jigme Singye Wangchuck, interrogato in Inghilterra sulla situazione economica del suo Paese, ribaltò la domanda inconsapevole che la sua risposta avrebbe avuto il potere, cinquant’anni dopo, di risvegliare anime e coscienze e strapazzare il mondo.

Chi se lo poteva aspettare, infatti, che da una chiacchierata negli anni 70 sarebbe potuta arrivare una lezione di vita da un Paese così piccolo e lontano? Il Bhutan, piccolo stato incastrato tra Nepal, India e Cina, c’è però riuscito. Dal 2008 ha iniziato ad adottare, come indicatore per calcolare il benessere della propria popolazione, la FIL, utilizzando come indice alcuni criteri tra cui la qualità dell’aria, la salute mentale e fisica dei cittadini, l’istruzione e la ricchezza dei rapporti sociali.

Tu ciò di cui, alla fine, non sentiamo mai parlare in campagna elettorale qua in Occidente.

Sembra, tuttavia, diventata un’esigenza che accomuna la maggioranza, quella di ritornare a uno stile di vita più sano e vero. Ogni giorno sentiamo storie di persone che, stanche dello stress di un’esistenza vissuta a 100km/h senza del reale tempo a disposizione, mollano tutto e iniziano a viaggiare, si trasferiscono dall’altra parte del mondo, danno il via a una nuova vita. Perché, forse e sempre più spesso, economicamente più povero non significa necessariamente meno ricco.

La grande lezione di vita orientale.

Ritornando a quell’angolino di mondo incastonato tra le montagne, infatti, scopriremo che, secondo le leggi del PIL e del reddito pro capite, il Bhutan risulta essere uno dei più poveri del mondo. Se si analizza invece la sua Felicità Interna Lorda, questa diventa la nazione più felice del continente asiatico e l’ottava più felice del mondo. A testimonianza che tutto, in questa vita, dipende dal punto di vista da cui viene osservato.

Da quel già citato 1972, moltissimi studiosi hanno iniziato a sviluppare la filosofia della FIL. Il loro intento non è quello, come è stato erroneamente pensato, di promuovere una retrocessione e di condannare lo sviluppo tecnologico ed economico, bensì quello di affiancare tutti questi aspetti a un’attenzione particolare nel migliorare l’istruzione, proteggere l’ambiente e garantire il sano sviluppo e la salvaguardia delle comunità locali. Ogni stato, dunque, dovrebbe tenere in considerazione PIL e FIL e adattare i propri obiettivi di governo allo sviluppo di entrambi gli ambiti. La somma di reddito pro capite, ricchezza economica del Paese e indicatori della Felicità Interna Lorda darebbe quindi, e noi non ci sentiamo di far altro che supportare questa idea, il reale benessere del Paese.

Come guidare una nazione secondo la FIL.

La conduzione di una nazione secondo i principi generali della FIL, quindi, dovrebbe basarsi su alcuni pilastri fondamentali. Ne sono stati individuati quattro:

  • lo sviluppo economico intrinsecamente sostenibile ed equo;
  • la salvaguardia dell’ambiente che ci circonda e che ci ospita;
  • la tutela della cultura locale di ogni singolo stato;
  • la buona amministrazione.

Oggi ne sentiamo parlare spesso, ma quali sono i Paesi che davvero tengono in considerazione tutto questo?

Un augurio per il (nostro) futuro.

Non sappiamo voi, ma qua a MAISONLOOg crediamo che quella della FIL possa essere davvero una buona soluzione. In un mondo sempre più sfruttato per il puro tornaconto economico, dove le foreste spariscono, l’aria diventa irrespirabile e le comunità locali vengono relegate in aree limitate e protette a favore del guadagno di pochi, puntare sulla felicità, sul benessere, sull’autenticità e sulla diversità che arricchisce tutti ci sembra essere la via da percorrere.

Coniugare PIL e FIL, far andare a braccetto sviluppo economico e armonia con il mondo perché sempre meno persone sentano la necessità di cambiare Paese per ritornare in contatto con sé stesse.

Utopia?

Forse sì.

Ma lasciateci credere che tutto il mondo, un giorno, possa diventare come quel piccolo diamante, incastonato tra le montagne, a cavallo tra Nepal, India e Cina, che si chiama Bhutan e che, ci piace immaginarlo così, sorride tantissimo.

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